Itosu Anko è uno dei padri fondatori del karate moderno.
Fu lui a portare il karate fuori dall’ombra della cultura feudale per condurlo verso la modernità, facendolo prosperare con lo scopo di forgiare la mente e il corpo dei giovani giapponesi.
Ha lasciato un segno così profondo che, ancora oggi, è celebrato come il capostipite dello Shorin-ryu, dello Shito-ryu, dello Shotokan e di innumerevoli altri stili.
Molti pensano che il karate “classico” sia andato perduto e viva solo nelle leggende. E se ti dicessi che non è così?
Se esistesse un’intera linea di Bushi (guerrieri/marzialisti) okinawensi che non è mai entrata in contatto con le innovazioni di Itosu, e la cui arte è ancora viva oggi, nascosta alle masse?
Una volta scoperto che uno stile del genere è davvero sopravvissuto, immagino che non potresti fare a meno di cercare maggiori informazioni, magari nella speranza che venga organizzato un seminario nei dintorni.
È esattamente ciò che ho fatto quando, intorno al 2020, scoprii l’esistenza del KishimotoDi.
Un uomo imponente che indossa un hakama fronteggia il suo avversario su una spiaggia. Accorcia la distanza, quasi ignorando l’attacco in arrivo, e proietta il partner nella sabbia.
Questa è una delle prime immagini che ho di quello che, anni dopo, avrei chiamato “il mio stile”.

Quello che l’uomo nel video stava facendo era all’epoca per me quasi incomprensibile ma, nonostante ciò, rimasi affascinato dalla fluidità e dalla semplicità dei suoi movimenti.
Dato che l’Italia era in pieno lockdown, avevo tutto il tempo del mondo per provare a emulare i kata del KishimotoDi, usando i pochissimi video disponibili online.
Inutile dire che, con mia delusione, nessun seminario sarebbe stato tenuto in Italia o nei paesi vicini.
Alla fine, ci sarebbero voluti quasi cinque anni prima che potessi iniziare a praticare seriamente questo stile “fantasma”.
Cos’è il KishimotoDi?
Risponderò brevemente a questa domanda, lasciando gli approfondimenti per un’altra occasione.
Cominciamo da ciò che non è.
Il KishimotoDi non è il classico stile di karate fatto di calci alti e kumite a punti.
Dal punto di vista storico, non è corretto classificare il KishimotoDi come karate.
È piuttosto una forma di Toudi (“mano cinese”), precisamente della variante Shuri-te (Shuri era la capitale del Regno delle Ryukyu).
Infatti, il termine karate è stato adottato ufficialmente solo nel 1936, mentre la codificazione di questo stile è di molto antecedente a quel periodo e alle riforme che lo caratterizzarono.
Uno degli aspetti che rendono questa arte così diversa dalle convenzioni moderne è l’assenza totale di un sistema di gradi o cinture.
Il livello di abilità viene stabilito semplicemente in base al numero di kata che un praticante ha padroneggiato.
I kata sono il cuore del sistema, e questa non è una novità per chi conosce il karate di Okinawa.
La differenza è che , nel KishimotoDi, l’intero curriculum è composto da soli 4 kata: Naihanchi, Passai, Kushanku e Nidanbu1.
Con così “poco” materiale su cui lavorare, si è costretti ad andare in profondità riguardo ad ogni movimento.
Ecco perché nel KishimotoDi le applicazioni vengono introdotte quasi subito dopo una prima panoramica di Naihanchi, che fornisce allo studente la struttura e il footword necessari per l’esecuzione delle tecniche.
Le versioni di Naihanchi, Passai e Kushanku tramandate in questo stile sono completamente diverse da quasi tutte le varianti conosciute, e questo è dovuto all’unicità della linea di trasmissione del KishimotoDi.
Come tutte le tradizioni dello Shuri-te, l’antenato più antico è Tode Sakugawa (1786 – 1867), il cui allievo più noto fu Matsumura Sokon (1809 – 1899).
Il KishimotoDi, invece, deriva da “Bushi” Tachimura (1826 – 1907), anch’egli allievo di Sakugawa.
Tachimura insegnò la sua arte a Kishimoto Soko (1866 – 1945), il quale a sua volta ebbe due allievi noti:
Seiken Shukumine (fondatore del Gensei-ryu e del Taido, 1925 – 2001) e Higa Seitoku (fondatore del dojo Bugeikan, 1921 – 2006).
Alla fine, il KishimotoDi proviene dal ramo Higa della lignaggio di Kishimoto Soko.
Il nome ufficiale della tradizione è stato scelto solo una decina di anni fa, grazie alla pressione degli studenti stranieri che, giustamente, temevano che potesse scomparire.
Attualmente, il KishimotoDi conta circa 300 praticanti in tutto il mondo, rendendolo uno degli stili di karate più piccoli esistenti.
Nella prossima parte dell’articolo entrerò più nel dettaglio riguardo all’allenamento tipico del KishimotoDi e alla trasformazione che di conseguenza il mio karate ha subito durante l’ultimo anno.
Lorenzo
- Varianti di questi kata sono noti in alcuni stili giapponesi come Tekki, Bassai e Kanku. Mentre, per quanto riguarda Nidanbu, si tratta di un kata presente soltanto nel KishimotoDi. ↩︎


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